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Storia del caffè
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Dal seme alla tazza
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Già tra i secoli XIV e XV, il caffè come bevanda risultava notevolmente diffuso presso gli Arabi, e veniva consumato in particolar modo per tenersi svegli durante le orazioni della notte.
Già dal XV secolo alla Mecca e a Medina erano presenti le prime mescite pubbliche. Paradossalmente però l'affermazione della bevanda incontrava considerevoli ostacoli proprio all'interno della comunità araba; infatti, gli effetti stimolanti che essa provocava non collimavano con quelli che erano i rigidi imperativi della legge islamica.
La diffusione del caffè fu facilitata dall'espansione dell'Islam nell'Africa del Nord, nell'Europa e nell'Asia del Sud, all'inizio sotto le spinte espansionistiche dell'impero ottomano ed in seguito grazie allo sviluppo commerciale, favorito dai grandi viaggi. Verso la fine del secolo il caffè fece la sua comparsa a Venezia insieme al tabacco, e già nel secolo successivo il caffè pervenne anche in altri paesi europei come la Francia, che grazie ad alcuni mercanti marsigliesi provenienti dall'Oriente vide nei suoi porti la nuova merce. Si narra che la prima persona ad importare il caffè in Francia fosse stato Mosieur Jean de la Roche nell'anno 1644. In Olanda, il caffè fu portato dalla Compagnia delle Indie che lo importò verso la fine del XVII secolo. Inoltre all'Olanda va il merito di aver trapiantato la pianta di caffè nelle Indie Orientali.
Nel 1640 a Venezia venne aperta la prima "bottega del caffè", alla quale ne seguirono altre in diverse città d'Italia. In seguito con il diffondersi della bevanda e delle botteghe il prezzo della merce iniziò a calare. |
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